Analisi del volto
Il prima e il dopo, uno accanto all’altro
Due fotografie, una accanto all’altra
- Cosa fa
- Il primo clic sceglie lo scatto in esame, il secondo aggiunge il confronto: stesso volto, due date, affiancati e alla stessa dimensione.
- Cosa non fa
- Non allinea, non ritocca e non sovrappone le due immagini. Raddrizzare una posa diversa farebbe sembrare il cambiamento più netto di com’è.
- Chi controlla
- Scegli tu le due fotografie, e le cambi quando vuoi.
Quando due scatti non si possono confrontare
- Cosa fa
- Se la posa è diversa (mento alzato, testa ruotata) la pagina lo scrive sopra la fotografia, prima che qualcuno legga come risultato quello che è inquadratura.
- Cosa non fa
- Non blocca niente e non scarta lo scatto. Nascondere una fotografia farebbe pensare a un guasto invece che a una posa da rifare.
- Chi controlla
- Decidi tu se rifare lo scatto o guardarlo lo stesso.
Il giudizio, con gli scatti a cui si riferisce
- Cosa fa
- Dal confronto registri la scala di miglioramento globale (PGAIS): l’etichetta resta legata alle due fotografie che stavi guardando e alle loro date.
- Cosa non fa
- Non lo calcola e non lo suggerisce. La risposta è un’etichetta e mai un numero: quella scala è numerata in letteratura in direzioni opposte, e un numero senza la sua direzione non si rilegge a distanza di anni.
- Chi controlla
- Lo scrivi tu, ed è l’unica cosa che questa pagina salva in cartella.
La forma del viso, in tre dimensioni
- Cosa fa
- Dalla stessa fotografia ricostruisce la forma del viso e la fa girare: superficie, reticolo, o rilievo colorato per profondità, che è il modo in cui un’asimmetria di volume si vede a occhio.
- Cosa non fa
- Non è una scansione: la profondità è stimata da una sola fotografia ed è relativa. Non si misurano sporgenze né volumi, e la pagina lo scrive sotto il modello.
- Chi controlla
- Serve a guardare e a mostrare. Quello che resta in cartella è la fotografia.
Quello che non c’è
Non c’è un punteggio, e non ci sono misure
I canoni neoclassici non descrivono le proporzioni reali fuori da una popolazione ristretta, e un voto darebbe un’aria di oggettività a un’idea di bellezza che cambia col paese e col decennio.
E non ci sono numeri: né angoli, né rapporti fra i terzi, né millimetri. Un numero clinico vale quanto l’accuratezza dichiarata insieme a lui e quanto chi ne risponde: senza quelle due cose è un righello non tarato che sembra tarato. Li abbiamo tolti, ed è una scelta, non una mancanza.
L’unico confronto che non presuppone un ideale è il volto con sé stesso nel tempo, ed è quello che trovi qui.
E per la stessa ragione non c’è una simulazione del risultato: mostrare un dopo che non è ancora successo è una promessa, e a mantenerla poi sei tu.

Lo scatto
Due foto si confrontano se sono fatte uguali
Il protocollo fotografico è una serie di viste definite (frontale, laterali, oblique a 45°, più le dinamiche per la mimica) ripetuta uguale a ogni visita. Ogni fotografia porta la sua vista, e la scheda dice quali mancano.
Scattando dalla camera con una vista scelta, lo scatto precedente della stessa vista compare in trasparenza sul mirino: sovrapporre il volto al fantasma è il modo pratico di ritrovare inquadratura e distanza.
E c’è lo specchio dal vivo: la fotocamera mostra al paziente il proprio viso mentre gli parli di una zona. Non misura e non registra niente, e resta spenta finché non sei tu ad accenderla.
La lista delle viste informa e non blocca: uno scatto fuori serie resta lecito.

Dove sta nel prodotto
È compreso in tutti i piani
Non è un modulo a parte e non è un supplemento: chi apre una cartella ha l’analisi del volto dal primo giorno, anche nel piano più piccolo.